Logo
Logo

Una volta compreso cosa sia il Disturbo Oppositivo Provocatorio (vedi approfondimento) è importante che i genitori lavorino al fine di aiutare il proprio figlio.

Premettendo che, per intervenire nel modo più efficace, sarà indispensabile il supporto di un professionista, ci sono comunque alcuni aspetti del disturbo che è sempre bene considerare.

Il bambino con DOP non è un bambino “cattivo”, come spesso viene etichettato da tutti: genitori, insegnanti, fratelli, zii, nonni, altri bambini …

ma è solo un bambino che vive un forte disagio, che non è in grado di rispondere alla frustrazione, che non è in grado di controllare il proprio comportamento e che cerca l’attenzione degli altri nell’unico modo che conosce e per cui viene riconosciuto.

Questo è vero al punto che, anche di fronte a persone estranee e disponibili, attua comportamenti che, per così dire, mettono alla prova, come se il bambino dicesse: “Tanto lo so che anche tu, come gli altri, ti stancherai di me! Ora te lo dimostro!”.

Cosa fare allora? Ha davvero senso, mettere in punizione? Strillare al bambino al punto di umiliarlo? Fargli notare ancora una volta che non è capace? Mandargli il messaggio che non c’è speranza per lui?

La risposta naturalmente è “NO”, infatti, quando un bambino vede che l’adulto non è più in grado di comprenderlo e contenerlo, si sente perso e senza speranza alcuna: “se non riescono a controllarmi neanche i grandi, come posso farlo io che sono piccolo?”. Continuerà quindi a ripetere gli stessi atteggiamenti, perchè nessuno saprà insegnargliene di nuovi, altrettanto efficaci, per avere l’attenzione di chi gli sta intorno.

Sarà allora meglio adottare, in maniera metodica e con tanta pazienza, le strategie educative di seguito riportate.

Per quanto riguarda il genitore, prima fra tutte essere un buon modello, i bambini fanno ciò che vedono e non ciò che si raccomanda loro di fare. Sarà difficile chiedere ad un bambino di non dire parolacce e non urlare, se vede e sente i genitori che lo fanno quotidianamente. Altro aspetto importante è la coerenza, nessun bambino saprà bene come regolarsi se un giorno il genitore mantiene il punto fermo e il giorno dopo cambia idea e acconsente a qualsiasi richiesta, perchè stanco e stressato. Voi non ci provereste ogni giorno, sperando di beccare quello giusto?

E, a proposito di coerenza … anche la coerenza interna alla coppia è fondamentale, se mamma dice una cosa e papà l’esatto contrario, il bambino non potrà che confondersi, senza sapere mai cosa fare esattamente.

Per quanto riguarda le tecniche più dirette al proprio figlio è essenziale imparare ad usare il rinforzo positivo, cioè premiare tutti quei piccoli comportamenti che possiamo considerare buoni e che vogliamo che il bambino riproponga. In questo modo capirà che si può attirare l’attenzione anche comportandosi bene. Basterà una lode, un complimento accompagnato da un bel sorriso, qualche parola che faccia capire che siamo orgogliosi e felici di come ha agito, e che gli faccia quindi venir voglia di ripetere quell’azione, per provare ancora quel senso di accettazione.

Allo stesso tempo sarà utile ignorare i comportamenti negativi poco gravi, se un bambino provoca o attua un capriccio, sarà inutile sgridarlo o dargli peso, perché in questo modo non si farà altro che rinforzarlo. Sarà meglio far finta di non vedere o sentire. Solo se il comportamento è grave, ad esempio c’è l’oggettivo rischio che qualcuno possa farsi male, è il caso di intervenire, altrimenti lasciamo che la provocazione si estingua da sé.

 Sarà altresì importante stabilire alcune semplici regole, non ne servono tante, ne basteranno due o tre, ma dovranno essere sempre rispettate. E’ molto importante che le regole non vengano poste sotto forma di negazione. Dire “per strada si cammina accanto ad un adulto / si da la mano quando si attraversa” sarà molto meglio che dire “non si corre per strada”, perchè, oltre a dare implicitamente l’indicazione di ciò che non si deve fare, suggerisce anche ciò che è bene fare.

Quando  le regole vengono trasgredite è importante che ci siano delle conseguenze spiacevoli, che possono essere ad esempio il time out, cioè mandare il bambino in un posto della casa sistemato ad hoc e privo di stimoli piacevoli per 3-5 minuti (dipende anche dall’età); equivale ad una sorta di sospensione che gli consente anche di riflettere sull’accaduto. All’inizio il bambino tenderà a non rispettare l’accordo, l’adulto dovrà essere tenace facendolo sedere nuovamente e facendo ripartire il tempo. Solo attraverso questa costanza gli sarà possibile comprendere che non c’è alternativa e sarà motivato a non agire più in un determinato modo. Altra tecnica utile, per i casi un po’ più gravi, è il costo della risposta, cioè privare di un qualche privilegio (TV, videogiochi …), o ad esempio, quando si applica la tecnica della token economy (con l’uso di gettoni di rinforzo, dati per determinati comportamenti positivi, in cambio di un premio finale) si perderanno dei punti.

Attenzione! Quando il comportamento è grave ed è necessario intervenire attraverso punizioni è fondamentale adottare piccoli accorgimenti:

  • La conseguenza deve essere breve e immediata … inutile togliere una settimana di TV, magari a partire dal giorno dopo.
  • Il rimprovero deve avvenire sempre in privato, mai in presenza dei fratelli (così come di amici o altri adulti) … quanto vi sentireste motivati se il vostro capo ufficio sotenesse davanti ai vostri colleghi, che avete fatto un pessimo lavoro e non siete persone affidabili?
  • Il rimprovero non deve essere utilizzato per umiliare il bambino, anzi, come un allenatore che incoraggia i suoi atleti dopo una sconfitta, il genitore deve trasformare questo in un momento di crescita, l’occasione per  capire quanto si è già fatto insieme e quanto ancora c’è da fare … in caso contrario andremo solo a peggiorare la considerazione che il bambino ha di sè, creando un grosso danno all’autostima.

Queste sono solo alcune semplici indicazioni valide per tutti, ma che, come si è detto all’inizio, non sostituiscono il lavoro con un esperto.

Infatti, solo un professionista, con l’aiuto della famiglia ed, eventualmente, degli insegnanti, sarà in grado di stilare un progetto d’intervento specifico per quella situazione, poiché, al di la della diagnosi, ogni bambino è unico e vive in modo unico il suo disagio.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi